Claudia Mancino è l’autrice di “Perché io possa immaginarti uomo”.
Le nostre strade si sono incrociate in maniera inusuale, quegli incontri inaspettati che inevitabilmente hanno messo in contatto la sua scrittura con la mia musica.
Siamo a lavoro su una composizione che accompagnerà questo suo brano.

Nel BLOG di Claudia potete scoprire storie, racconti, favole…
“Un mondo di storie e fiabe narrate sottovoce, attraverso gli occhi incontaminati dell’infanzia, per scuotere la coscienza degli adulti e riportarli, passo dopo passo, su quella strada lungo la quale sono andati smarriti i loro sogni e… le chiavi del tempo.”

 

Perchè io possa immaginarti uomo

Ho bisogno che qualcuno mi racconti di Dio,
Senza retorica, senza frasi fatte.
Ho bisogno che qualcuno mi parli di lui usando parole che comprendo. Non dogmi.
Che gli dia un volto e un’anima, perché io possa immaginarlo uomo.
Che dipinga i suoi occhi perché io possa vederli piangere quando gli chiederò perché.
Ho bisogno di qualcuno che mi racconti che suono ha la sua voce, perché io possa riconoscerla,
senza paura, quando gli domanderò quanta forza richiede il silenzio.
Ho bisogno di un volto, di occhi, di una voce perché se Dio esiste, io devo sapere dove cercarlo.
Senza smarrirmi.

Mi hai chiesto se esisto, uomo.
Eppure mi hai pregato.
Ogni volta che la tua anima sanguinava, ogni volta che la paura ti privava di quel respiro
che ti rende vivo, tu, uomo, mi hai cercato.
Mi hai supplicato di porre fine al tuo dolore.
Mi hai invocato, amato, maledetto.
Pensi che io debba essere giusto, uomo.
Guardati allo specchio.
Tu sai cosa è giusto. Ti ho dato un cuore e una mente.
Ti ho insegnato a non fare del male.
Non uccidere. Non odiare. Non umiliare.
Ti ho insegnato la compassione.
Asciuga le lacrime di chi soffre. Tendigli la mano.
Per guardare bastano gli occhi, uomo. Io ti ho insegnato a vedere. Richiede coraggio.
Io non posso importi nulla. Ti priverei della tua libertà.
Posso solo insegnarti ad amare. Te stesso, il tuo prossimo, ciò che non comprendi,
ciò che ti spaventa.
Mi hai chiesto se esisto. Guardati allo specchio, uomo. Io sono dentro ogni tuo gesto. Siamo una cosa sola.
Ma tu… tu puoi scegliere.

 

Scegliere cosa, Padre?
Di vedere e non poter far nulla?
Di tendere una mano nel buio e sfiorare la lacrima più vicina?
E le altre, Padre?
Hanno forse meno valore quelle invisibili?
Con quale coraggio parli di libertà?
La libertà che tu concedi è dolore. Ali intrappolate da catene.
Sono mortale, Padre.
Qualunque cosa io faccia non andrò mai oltre lo spazio concessomi dalle catene del mio essere uomo.
Ho paura.
Ho freddo.
Ho fame.
Ho un figlio.
Ciò che mi rende forte è anche ciò che mi rende più vulnerabile. Ciò che dovrebbe rendermi giusto è anche ciò che mi ferisce.
La tua libertà mi spaventa. Vedere e dover scegliere. Sentire e non poter proteggere.
Guarda le mie ali, Padre. Portano le cicatrici di lacrime mai raggiunte, di mani mai sfiorate.
Di dolori troppo lontani.
Vuoi donarmi davvero la libertà? Sciogli le mie catene.
Permettimi di non avere più paura, di non soffrire più il freddo e la fame, di non temere per mio figlio.
Concedimi, per un giorno solo, di proteggere chi è rimasto solo, chi si è perso, chi non ha più nulla
perché io possa credere che tutto, in questa vita, alla fine, ha un senso.
Altrimenti, Padre, fa che i miei occhi non debbano più vedere.

 

Quelle catene, uomo, le hai costruite tu.
Non io.
Ciò che possiedi è la tua prigione.
Le cicatrici sulle tue ali sono il marchio della tua paura. Paura di perdere ciò che hai.
Il giusto non possiede.
Le tue ali sono fatte per volare oltre il tangibile.
Non per proteggere e conservare ciò che è destinato a scomparire. Sei padre, uomo.
Hai dato la vita a tuo figlio. Non la possiedi.
Eppure è la sola cosa che, alla fine, ha valore.
La sola cosa per cui sei disposto a vivere e a morire.
Pensaci, Figlio.
Tu gli hai donato la vita.
Lui ti donerà l’immortalità.
E nulla di tutto questo ha un prezzo.
Guarda le tue catene, uomo. Dai un nome a ognuno dei suoi anelli. Sei nato senza. Morirai senza.

Quindi nulla ha un senso al di fuori di te? Amare e non chiedere.
Donare e non possedere.
Accarezzare la vita e poi lasciarla andare. Provare dolore.
E’ tutto qui? Un battito confuso d’ali?
Per cosa?
Sai cos’è il dolore, Padre?
Ti scava dentro. Si nutre della tua carne e della tua mente.
Ma lascia intatto il cuore perché tu possa continuare a sanguinare. Guardami negli occhi e dimmi perché. Perché io sono qui, al caldo e al sicuro.
Con le ali ancorate a una catena per cui altri ucciderebbero.
Poi cerca gli occhi di un uomo che ha visto in volto il male.
E spiegagli perché la sua catena lo tiene imprigionato all’inferno.
Siamo entrambi figli di quello che tu chiami amore. Ma io posso scegliere.
Lui no.
Quante anime hai sacrificato in nome della libertà? Hai dato vita a vittime e carnefici.
Hai lasciato che il male si moltiplicasse all’infinito senza mai fermarlo.
Qual è il disegno dietro a tutto questo?
Non parlarmi più di giustizia, Padre, o di coraggio o di libero arbitrio.
Io sono solo un uomo.
Le mie ali non potranno mai andare oltre il limite concessomi dal mio essere mortale.
Posso amare, proteggere, accarezzare solo ciò che i miei occhi riescono a vedere.
Ma per ogni mano che sfiora un’anima, ce n’è una nell’ombra che aspetta di fare del male.
Per ogni anello della catena che si scioglie, ce n’è uno che marchia a fuoco il cuore di un uomo.
Questo è il mondo che tu hai creato, Padre.
E siamo tutti figli tuoi.

 

Fermati, uomo.
Chiudi gli occhi.
Lasciali riposare.
Permetti alle lacrime di cancellare, per un istante, tutto il dolore che hanno visto.
Concedi ai tuoi occhi un po’ di pace.
Ricorda.
Il mare d’inverno. Il lento reflusso delle maree. Il silenzio che accompagna l’inizio di un nuovo giorno.
In principio era così.
Il giorno e la notte.
L’inizio e la fine.
Un giorno dopo l’altro.
Io sono in tutte le cose che vedi, uomo.
Io sono oceano, cielo, sole, tempesta.
Io sono neve, silenzio, vento.
Eppure non sei più in grado di vedermi. Chiudi gli occhi.
Sono qui.
Sono nelle tue lacrime.
Sono nella tua paura e nel tuo coraggio.
Sono la forza che ti spinge ad alzarti ogni volta che cadi. Sono la mano che ti protegge.
Io sono qui.
Sei tu che mi rendi immortale, figlio.
Il tuo dolore è anche il mio.
Soffro. Piango. Esattamente come te, uomo.
Ma i miei occhi vedono ciò che a te è precluso.
Io vedo il prima e il dopo.
Io so.
Io sono immortale perché tu mi hai reso tale.
Tu e tutti gli uomini che non hanno mai smesso di amare. Impara a fidarti di me.

 

Non posso, Padre.
Non fino a quando il mio viaggio non sarà giunto a termine. Respiro, arranco, cerco.
Il male, Padre. Devo capire.
Devo trovare le sue radici. Devo perdermi nella sua oscurità.
Non sono diverso dagli altri uomini.
Perché la sua mano non mi ha graffiato?
Esistono dunque cicatrici diverse?
Perché porto le tue e non le sue?
Eppure è immortale. Come te.
Esiste.
E’ qui. Nell’indifferenza, nella paura del diverso, nei muri che costruiamo, nelle armi che usiamo per annientare noi stessi.
E’ nell’odio, nel rancore, nella vendetta, nella sete di sangue. Respira. Come me. Come te.
Si nutre dei più deboli.
La sua mano infetta ciò che tocca.
Devo trovare le sue radici, Padre. Devo vedere il suo volto. Non ho paura.
Ho bisogno di sapere.
Sapere perché è più facile scegliere lui invece di te.

 

Sei sicuro di non averlo mai visto, uomo?
Guardati intorno. Guarda dentro di te.
Il seme del male alita in ognuno di voi.
Il suo volto diventa il tuo quando calpesti la dignità di un’altra vita. La sua mano diventa la tua quando strappi il cuore a un altro uomo.
Il male non ha bisogno di un volto.
Si prende i vostri.
Si nutre dei vostri pensieri e delle vostre azioni.
Mette radici nella vostra sete di potere e onnipotenza Lentamente, vi trasforma in cannibali di voi stessi.
Non è difficile.
La prima cosa che oscura è la coscienza.
Un manto che si posa sulla voce che vi ricorda cosa è giusto. Quella voce pesa come un macigno.
Metterla a tacere è più facile di quanto non pensi.
Senza coscienza, la strada verso il male è lastricata di luci che conducono all’oscurità.
E una volta iniziato il cammino, il buio vi proteggerà da tutto ciò che in un’altra vita vi spaventava.
I vostri occhi vedranno solo ciò che le ombre vi mostreranno. Questo è il male, uomo.
Una strada lastricata di anime calpestate.
L’effimera illusione di assenza di dolore e invincibilità.

A tua immagine e somiglianza, Padre.
Così è scritto.
Sai cosa vuol dire?
Se io porto dentro di me il seme del male, quello stesso seme alberga in te.
A tua immagine e somiglianza.
Hai scelto anche tu.
Padre immortale ma non onnipotente.
La tua lotta non avrà mai fine, non è così?
Esisti perché esistiamo noi.
Senza, il regno dei cieli sarebbe solo deserto.
Mostrami il tuo volto perché io possa vedere i tuoi occhi.
Dimmi la verità.
Concedimi, solo per un attimo, di vedere il prima e il dopo.
Ho bisogno di sapere, Padre.
Chi di noi due ha creato l’altro?
Il Dio che io cerco non sfugge all’uomo.
Il Dio giusto, Padre onnipotente, non teme il male.
Esci dall’ombra e lascia che io sfiori le tue lacrime.
Uomo tra gli uomini.
Quale terribile peso hai dovuto portare…
Solo, attraverso i secoli dei secoli.
Perdonami, Padre.
Sei il nostro primo respiro.
Il nostro sorriso.
Sei nelle nostre lacrime e nelle nostre paure.
Sei oceano, vento, tempesta.
Sei l’ombra che lentamente ci accompagna dal principio alla fine. Ma non puoi proteggerci se non ci aggrappiamo alla tua mano.
E’ così?
E’ dunque questa la verità?
La vera fede?
Accettare un disegno che forse non esiste?
Sopportare il dolore e la disperazione in nome di qualcosa che trascende la morte?
Chiedi molto, Padre.
Io non sono così forte.
Sono solo un uomo.
Sono imperfetto.
Sono spaventato.

 

Di cosa hai paura, Figlio?
Niente in questo mondo è perfetto.
E’ questo che rende tutto straordinario.
La tua imperfezione.
Senza dolore, le tue ali non tenterebbero il volo.
Senza il buio, i tuoi occhi non distinguerebbero i colori. Vuoi vedere il mio volto?
Guardati allo specchio, uomo.
E’ tutto dentro di te. Il bene. Il male. La vita. La morte. Nella tua imperfezione, tu sei l’universo.
Hai più potere di quanto immagini.
Ogni tuo passo è conseguenza di una scelta.
Ogni tuo gesto è una pietra che posi sulla strada che altri percorreranno.
E’ questo il senso di tutto, uomo.
Indicare la strada a chi verrà dopo di te.
Impara ad accettare i tuoi limiti.
Sono ciò che ti rendono unico.
Ogni cosa che tocchi in questa vita lascia scritto ciò che sei. Hai costruito cattedrali perché scavassero il cielo.
Ma io sono qui.
Accanto a te.
Dentro di te.
Guardati, uomo.
Io sono in te.
Io sono te.

Dedicato a un padre e a un figlio, Fabio e Luca Barisonzi, da parte di un bambino che ha saputo rinoscere nei loro occhi la forza più grande dell’uomo: l’amore per la vita e il coraggio di viverla fino in fondo

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